Futuro, speranza, giustizia, rinnovamento, ma anche rottura,
cesura nella e della storia, evento altro, disincanto e nuova sacralizzazione:
questi alcuni dei termini che immediatamente sono
chiamati in causa in questo numero di B@belonline/print dedicato
al tema Europa e Messia. Nodo di grande interesse speculativo,
che, investendo la cultura e la storia, intreccia motivi religiosi,
filosofici e politici.
Come noto è dalla teologia che si è diffuso
nell’Occidente il messianismo, quale espressione di una concezione
della storia che prevede l’instaurarsi di un mondo nuovo, di
un’epoca finale di pace e di giustizia, attraverso l’intervento del
Messia inviato da Dio. Nell’ebraismo il tema messianico attraversa
la tradizione biblica a partire dall’epoca monarchica, ma saranno
soprattutto i profeti che, criticando le realizzazioni storiche dei
sovrani di Israele, idealizzeranno la figura del Messia-Re futuro
e l’età nuova da lui inaugurata. I contenuti concettuali, ma anche
esperienziali, espressi nel Messia si rafforzano e si trasformano
nel Cristianesimo, che distingue nettamente il carattere della messianicità
del Cristo e del Regno, instaurato con la sua morte e resurrezione,
dai progetti politici dei gruppi nazionalisti dell’epoca.
Temi messianici sono presenti in un certo modo anche nell’Islam,
disegnati nella figura del Mahdi, l’Imam nascosto, che apparirà
guidato da Dio a riportare la fede alla purezza originaria.
La cultura occidentale contemporanea, ad un primo sguardo
secolarizzata, non sembra aver sciolto completamente i legami con
il messianismo. In particolare il Novecento, che ha visto due guerre
mondiali, bombardamenti nucleari, è stato soprattutto caratterizzato
– come afferma Enrico Isacco Rambaldi nella presentazione
di Millenarismi nella cultura contemporanea – da ideologismi
devastanti e stermini di massa, che hanno stravolto il messianismo
trasformandolo in Germania addirittura a fonte di tragici esiti. La
complessa tessitura di questo tema plurisignificante, al di là della
consueta contrapposizione tra visioni utopistiche metastoriche e
realizzazioni infrastoriche, è attraversatao da una forte tensione fra
immaginazione e realtà, tra presente e futuro.
E proprio per questo
nel corso dei secoli, ma sopratutto nel ’900, i suoi sviluppi sono
stati imprevedibili e sorprendenti, le suemolteplici interpretazioni cariche di speranza e di simboli spesso contrastanti. Di questo soprattutto si parla in questo
numero, dove il tema amplissimo del messianismo viene circoscritto al pensiero tedesco del
secolo passato. A partire da questa ricostruzione storica si pensano poi le radici religiose della
cultura europea secolarizzata e le possibili eredità per il secolo appena iniziato.
A mio avviso una possibile via per districare la complessa tessitura di questo tema potrebbe
essere quella dell’analisi fenomenologico-ermeneutica che ci permette di guardare al messianismo
oltre le sue radici ebraiche in una prospettiva universalistica, costitutiva della struttura
dell’essere umano in quanto tale, come ha ben mostrato un grande studioso del problema,
Emmanuel Lévinas. Da qui i pericoli, le inquietudini, le domande per i cittadini dell’Europa
quali noi siamo, che riceviamo questa eredità, o come preferisco dire, tale donazione di senso
che consente di pensare ancora, pensare altrimenti.
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