Rivista di Filosofia
nuova serie n. 4 anno 2008

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A cura di Francesca Brezzi

Futuro, speranza, giustizia, rinnovamento, ma anche rottura, cesura nella e della storia, evento altro, disincanto e nuova sacralizzazione: questi alcuni dei termini che immediatamente sono chiamati in causa in questo numero di B@belonline/print dedicato al tema Europa e Messia. Nodo di grande interesse speculativo, che, investendo la cultura e la storia, intreccia motivi religiosi, filosofici e politici.
Come noto è dalla teologia che si è diffuso nell’Occidente il messianismo, quale espressione di una concezione della storia che prevede l’instaurarsi di un mondo nuovo, di un’epoca finale di pace e di giustizia, attraverso l’intervento del Messia inviato da Dio. Nell’ebraismo il tema messianico attraversa la tradizione biblica a partire dall’epoca monarchica, ma saranno soprattutto i profeti che, criticando le realizzazioni storiche dei sovrani di Israele, idealizzeranno la figura del Messia-Re futuro e l’età nuova da lui inaugurata. I contenuti concettuali, ma anche esperienziali, espressi nel Messia si rafforzano e si trasformano nel Cristianesimo, che distingue nettamente il carattere della messianicità del Cristo e del Regno, instaurato con la sua morte e resurrezione, dai progetti politici dei gruppi nazionalisti dell’epoca.
Temi messianici sono presenti in un certo modo anche nell’Islam, disegnati nella figura del Mahdi, l’Imam nascosto, che apparirà guidato da Dio a riportare la fede alla purezza originaria. La cultura occidentale contemporanea, ad un primo sguardo secolarizzata, non sembra aver sciolto completamente i legami con il messianismo. In particolare il Novecento, che ha visto due guerre mondiali, bombardamenti nucleari, è stato soprattutto caratterizzato – come afferma Enrico Isacco Rambaldi nella presentazione di Millenarismi nella cultura contemporanea – da ideologismi devastanti e stermini di massa, che hanno stravolto il messianismo trasformandolo in Germania addirittura a fonte di tragici esiti. La complessa tessitura di questo tema plurisignificante, al di là della consueta contrapposizione tra visioni utopistiche metastoriche e realizzazioni infrastoriche, è attraversatao da una forte tensione fra immaginazione e realtà, tra presente e futuro.
E proprio per questo nel corso dei secoli, ma sopratutto nel ’900, i suoi sviluppi sono stati imprevedibili e sorprendenti, le suemolteplici interpretazioni cariche di speranza e di simboli spesso contrastanti. Di questo soprattutto si parla in questo numero, dove il tema amplissimo del messianismo viene circoscritto al pensiero tedesco del secolo passato. A partire da questa ricostruzione storica si pensano poi le radici religiose della cultura europea secolarizzata e le possibili eredità per il secolo appena iniziato.
A mio avviso una possibile via per districare la complessa tessitura di questo tema potrebbe essere quella dell’analisi fenomenologico-ermeneutica che ci permette di guardare al messianismo oltre le sue radici ebraiche in una prospettiva universalistica, costitutiva della struttura dell’essere umano in quanto tale, come ha ben mostrato un grande studioso del problema, Emmanuel Lévinas. Da qui i pericoli, le inquietudini, le domande per i cittadini dell’Europa quali noi siamo, che riceviamo questa eredità, o come preferisco dire, tale donazione di senso che consente di pensare ancora, pensare altrimenti.

Francesca Brezzi 


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