<< La philia, scrive Blanchot in morte di Foucault, che presso i
Greci e persino presso i Romani resta il modello di quanto vi e' di
meglio nelle umane relazioni [...] puo' essere accolta come un'eredita'
sempre suscettibile di essere arricchita >>, cosi' afferma Derrida in Politiche dell'amicizia.
Nel secondo numero di B@belonline/print ci disponiamo ad accogliere
tale eredita' e ci proponiamo, percorrendo i vari filoni riconducibili a tale concetto, di evidenziarne i possibili arricchimenti,
non trascurando tuttavia antiche risonanze, forse ancora valide
per l'oggi.
Se pensiamo, infatti, alla lunga storia della philia e alle varie
interpretazioni offerte nel corso dei secoli, possiamo tratteggiare,
fin da subito, il "profilo" di un termine polisemico ed anche storicamente
dinamico, che ne rimarca la fecondita' euristica proprio
in ragione della sua ambiguita': << un paradosso - sottolinea Mariapaola
Fimiani - insidia l'idea dell'amicizia, lo stesso modello amicale
e' abitato dalla sua impossibilita' e dalla sua dismisura. L'amicizia
non e' mai sciolta da cio' che la rende impossibile o che la interrompe,
da tutto quanto riconosce nell'altro l'inappropriabile
piuttosto che l'altro me stesso >>.
Se la riflessione di Jacques Derrida e' stata scelta come perno
intorno a cui far dialogare i saggi che compongono il tema di
B@bel, "accade" poi un suggestivo gioco di ritorni al passato e di
scavi nel contemporaneo, gioco consentito proprio dalla ricchezza semantica del termine, che appare quale galassia concettuale
feconda di stretti intrecci, ma anche di separazioni, con altri concetti
come amore, fiducia, intimità e fratellanza che spaziano
dall'ambito etico a quello politico, dall'antropologia alla teoria dei
sistemi, dalla riflessione religiosa al campo giuridico, senza per
questo, come evidenzia Eligio Resta << farsi costringere dentro steccati
rigidi custoditi da impenetrabili guardie confinarie >>.
Collocando l'amicizia sul confine mobile del separare e del congiungere,
sul limite dell'individuo e della comunita', Derrida considera la philia espressione di continue metamorfosi dettate dal tempo, ma condizione a sua
volta di quello. Non si pretende qui di seguire queste metamorfosi, ma di assumere la philia
come il filo di Arianna di fronte agli interrogativi urgenti del nostro tempo, filo che ci
accompagna nei possibili itinerari dell'odierno pluralismo filosofico e culturale mostrando,
contro il logos totalitario, la strada di una ragione nomade, intessuta di emozioni, sentimenti
e passioni. Ne deriva, seguendo questo filo, una configurazione diversa del labirinto concettuale
della contemporaneità sia per quanto riguarda l'identita' sia in riferimento al concetto
di comunita'.
Se nella riflessione contemporanea abbiamo ereditato da Heidegger il problema dell'identita'
e della differenza, con Lévinas siamo stati condotti al riconoscimento dell'alterita', e poi
alla ricca riflessione che considera la dualita' di genere come fattore imprescindibile di interpretazione
del se', del mondo e della storia. La philia allora offre letture diverse dell'io
smarrito, fragile e spezzato dei nostri tempi: una decostruzione del soggetto atomisticamente
chiuso in una logica identitaria, il rifiuto di un mondo sempre più tecnologico in cui gli individui
sono spinti unicamente dall'interesse egoistico tanto che sembra scomparire l'impulso
verso il legame sociale - o meglio anche questo e' visto strumentalmente per fini individuali
e utilitari. Deriva da questo continente in fermento un io relazionale, si' che è possibile
ritrovare nel legame di appartenenza, nel legame con l'altro una cifra significativa
dell'identita'. Non solo ma la relazionalita' palesa l'appartenere del soggetto ad una struttura
di reciprocita' che, a sua volta, rinvia ai concetti di fiducia, di responsabilita', ma anche di
accoglienza e di ospitalita'.
Se questi sentieri della speculazione contemporanea rivelano il nesso profondo esistente
tra il tema della differenza e le dinamiche etiche e politiche ad esso sottese, il passo successivo
giunge ad intravedere una pratica, o meglio un'etica che riconosce e accoglie l'Altro, l'estraneo, lo straniero.
Tema centrale questo nella riflessione di Derrida che ci consente di cogliere una di quelle
metamorfosi del concetto di philia di cui si diceva: nella storia dei concetti, seguendo gli studiosi
piu' attenti a questo tema, si e' attuata l'"estromissione" della philia dal piano della politica,
cosi' come si presentava in Grecia, per collocarla nel mondo privato della cultura e dei sistemi
sociali moderni. Evento questo - sostiene Eligio Resta - che nel lessico della politica
sostituisce la philia con il concetto di "ragion di stato", mentre l'amicizia, caratterizzata sempre
più con elementi di irrazionalita', e' considerata un "legame puramente personale".
E' necessario pertanto, oggi, ripensare la philia quale modo diverso di concepire le molteplici
relazioni - familiari, sociali, isituzionali - che differenziano una comunita' (koinonia)
da un dominio tirannico. Dobbiamo saggiare la possibilita' di mettere in atto pratiche pubbliche
altre: con Hannah Arendt possiamo sottolineare il valore politico dell'amicizia, valore
che ci giunge da Aristotele e che parla dell'amicizia tra i cittadini come una delle condizioni
di benessere della citta'. Con questa filosofa possiamo, infatti, sottolineare l'essenza
dell'amicizia come discorso, come quel costante scambio di parole che in Grecia univa i cittadini
della/nella polis, e accogliere cosi' il suo invito a realizzare di nuovo il dialogo dell'amicizia
che e' disponibilita' a condividere il mondo con gli altri uomini.
Se la philia, quindi il riconoscimento dell'altro non come nemico ma come amico, mostra
un modo diverso di agire nella citta', l'accoglienza dell'Altro delinea anche l'ospitalita'
come problema politico, disegna un diritto di quella e quindi una prassi pubblica altra, come sentiamo risuonare, pur con tutti i limiti del cosmopolitismo settecentesco nel Kant di
Per la Pace Perpetua. Solo attuando un esercizio di philia - azione che supera la disgregazione
- si possono coniugare temporalita' e ideali eterni, azione individuale e universalita' in
vista di quello che la filosofia politica contemporanea chiama "universale in contesto".
Mettendo a tema la philia non abbiamo voluto "limitarci" alla sua dimensione politica, ma
ci siamo disposti ad accogliere, seguendo il suggerimento intravisto da Colli circa la sapienza,
non solo le risposte della filosofia, ma anche le sollecitazioni che derivano dai testi
poetico - narrativi.
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