Rivista di filosofia,Editoriale di babelonline: a cura di Francesca Brezzi. Dipartimento di Filosofia Università Roma Tre.


Editoriale_babelonline



Rivista di Filosofia
nuova serie n.2 anno 2007

 Jacques_Derrida: philia, a cura di Francesca Brezzi.

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A cura di Francesca Brezzi

<< La philia, scrive Blanchot in morte di Foucault, che presso i Greci e persino presso i Romani resta il modello di quanto vi e' di meglio nelle umane relazioni [...] puo' essere accolta come un'eredita' sempre suscettibile di essere arricchita >>, cosi' afferma Derrida in Politiche dell'amicizia.
Nel secondo numero di B@belonline/print ci disponiamo ad accogliere tale eredita' e ci proponiamo, percorrendo i vari filoni riconducibili a tale concetto, di evidenziarne i possibili arricchimenti, non trascurando tuttavia antiche risonanze, forse ancora valide per l'oggi.
Se pensiamo, infatti, alla lunga storia della philia e alle varie interpretazioni offerte nel corso dei secoli, possiamo tratteggiare, fin da subito, il "profilo" di un termine polisemico ed anche storicamente dinamico, che ne rimarca la fecondita' euristica proprio in ragione della sua ambiguita': << un paradosso - sottolinea Mariapaola Fimiani - insidia l'idea dell'amicizia, lo stesso modello amicale e' abitato dalla sua impossibilita' e dalla sua dismisura. L'amicizia non e' mai sciolta da cio' che la rende impossibile o che la interrompe, da tutto quanto riconosce nell'altro l'inappropriabile piuttosto che l'altro me stesso >>.
Se la riflessione di Jacques Derrida e' stata scelta come perno intorno a cui far dialogare i saggi che compongono il tema di B@bel, "accade" poi un suggestivo gioco di ritorni al passato e di scavi nel contemporaneo, gioco consentito proprio dalla ricchezza semantica del termine, che appare quale galassia concettuale feconda di stretti intrecci, ma anche di separazioni, con altri concetti come amore, fiducia, intimità e fratellanza che spaziano dall'ambito etico a quello politico, dall'antropologia alla teoria dei sistemi, dalla riflessione religiosa al campo giuridico, senza per questo, come evidenzia Eligio Resta << farsi costringere dentro steccati rigidi custoditi da impenetrabili guardie confinarie >>.
Collocando l'amicizia sul confine mobile del separare e del congiungere, sul limite dell'individuo e della comunita', Derrida considera la philia espressione di continue metamorfosi dettate dal tempo, ma condizione a sua volta di quello. Non si pretende qui di seguire queste metamorfosi, ma di assumere la philia come il filo di Arianna di fronte agli interrogativi urgenti del nostro tempo, filo che ci accompagna nei possibili itinerari dell'odierno pluralismo filosofico e culturale mostrando, contro il logos totalitario, la strada di una ragione nomade, intessuta di emozioni, sentimenti e passioni. Ne deriva, seguendo questo filo, una configurazione diversa del labirinto concettuale della contemporaneità sia per quanto riguarda l'identita' sia in riferimento al concetto di comunita'.
Se nella riflessione contemporanea abbiamo ereditato da Heidegger il problema dell'identita' e della differenza, con Lévinas siamo stati condotti al riconoscimento dell'alterita', e poi alla ricca riflessione che considera la dualita' di genere come fattore imprescindibile di interpretazione del se', del mondo e della storia. La philia allora offre letture diverse dell'io smarrito, fragile e spezzato dei nostri tempi: una decostruzione del soggetto atomisticamente chiuso in una logica identitaria, il rifiuto di un mondo sempre più tecnologico in cui gli individui sono spinti unicamente dall'interesse egoistico tanto che sembra scomparire l'impulso verso il legame sociale - o meglio anche questo e' visto strumentalmente per fini individuali e utilitari. Deriva da questo continente in fermento un io relazionale, si' che è possibile ritrovare nel legame di appartenenza, nel legame con l'altro una cifra significativa dell'identita'. Non solo ma la relazionalita' palesa l'appartenere del soggetto ad una struttura di reciprocita' che, a sua volta, rinvia ai concetti di fiducia, di responsabilita', ma anche di accoglienza e di ospitalita'.
Se questi sentieri della speculazione contemporanea rivelano il nesso profondo esistente tra il tema della differenza e le dinamiche etiche e politiche ad esso sottese, il passo successivo giunge ad intravedere una pratica, o meglio un'etica che riconosce e accoglie l'Altro, l'estraneo, lo straniero.
Tema centrale questo nella riflessione di Derrida che ci consente di cogliere una di quelle metamorfosi del concetto di philia di cui si diceva: nella storia dei concetti, seguendo gli studiosi piu' attenti a questo tema, si e' attuata l'"estromissione" della philia dal piano della politica, cosi' come si presentava in Grecia, per collocarla nel mondo privato della cultura e dei sistemi sociali moderni. Evento questo - sostiene Eligio Resta - che nel lessico della politica sostituisce la philia con il concetto di "ragion di stato", mentre l'amicizia, caratterizzata sempre più con elementi di irrazionalita', e' considerata un "legame puramente personale".
E' necessario pertanto, oggi, ripensare la philia quale modo diverso di concepire le molteplici relazioni - familiari, sociali, isituzionali - che differenziano una comunita' (koinonia) da un dominio tirannico. Dobbiamo saggiare la possibilita' di mettere in atto pratiche pubbliche altre: con Hannah Arendt possiamo sottolineare il valore politico dell'amicizia, valore che ci giunge da Aristotele e che parla dell'amicizia tra i cittadini come una delle condizioni di benessere della citta'. Con questa filosofa possiamo, infatti, sottolineare l'essenza dell'amicizia come discorso, come quel costante scambio di parole che in Grecia univa i cittadini della/nella polis, e accogliere cosi' il suo invito a realizzare di nuovo il dialogo dell'amicizia che e' disponibilita' a condividere il mondo con gli altri uomini.
Se la philia, quindi il riconoscimento dell'altro non come nemico ma come amico, mostra un modo diverso di agire nella citta', l'accoglienza dell'Altro delinea anche l'ospitalita' come problema politico, disegna un diritto di quella e quindi una prassi pubblica altra, come sentiamo risuonare, pur con tutti i limiti del cosmopolitismo settecentesco nel Kant di Per la Pace Perpetua. Solo attuando un esercizio di philia - azione che supera la disgregazione  - si possono coniugare temporalita' e ideali eterni, azione individuale e universalita' in vista di quello che la filosofia politica contemporanea chiama "universale in contesto". Mettendo a tema la philia non abbiamo voluto "limitarci" alla sua dimensione politica, ma ci siamo disposti ad accogliere, seguendo il suggerimento intravisto da Colli circa la sapienza, non solo le risposte della filosofia, ma anche le sollecitazioni che derivano dai testi poetico - narrativi.

Francesca Brezzi 


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