Rivista di filosofia,Editoriale di babelonline: a cura di Francesca Brezzi. Dipartimento di Filosofia Università Roma Tre.


Editoriale_babelonline



Rivista di Filosofia
nuova serie n. 3 anno 2008

 Jacques_Derrida: philia, a cura di Francesca Brezzi.

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A cura di Francesca Brezzi

Dedicando il presente numero di Babel ad una pensatrice ormai “riconosciuta”, apprezzata ed ammirata nei più diversi contesti filosofici e culturali, il proposito non è stato quello di seguire le mode, né soltanto – retoricamente – di celebrare i cento anni della sua nascita, anche se il Dipartimento di Filosofia dell’Università Roma Tre ha organizzato una giornata di studi in tal senso, della quale i saggi qui raccolti sono una felice conseguenza.
Piuttosto si è voluto intraprendere un viaggio, non ancora terminato, in compagnia della riflessione di Arendt, di quel pensiero senza ringhiera, ma anche pensiero appassionato, come lei stessa lo definisce, cifre tutte di cui è stata la prima testimone.
Se da un lato, infatti, la bibliografia su Arendt è sterminata, se ella non è più una presenza dimenticata e la sua figura di filosofa, così significativa anche nel vissuto esistenziale, è definitivamente uscita dall’ombra, dall’altro le caratteristiche del suo itinerario intellettuale consentono approcci e interpretazioni che attraversano ambiti diversi e disparati: già scorrendo l’indice di questo volume emergono la ricchezza e la complessità del soggetto studiato, così da offrire una molteplicità di livelli di lettura.
Complessità di una pensatrice, che nella sua determinata volontà di comprendere, ha percorso vari territori teoretici e pratici, forse riprendendo da Kant la distinzione tra barriera (Schranke) e confine (Grenze) e volendo appunto oltrepassare continuamente i confini, in una declinazione positiva dei limiti.
Già nella sua prima opera Arendt affermava che «mettere in evidenza le incongruenze (di un pensiero) non significa mai risolvere un problema sollevato […] è opportuno lasciar sussistere le contraddizioni […], renderle comprensibili […] e cogliere ciò che sta dietro di esse» (Il concetto di amore in S. Agostino, p. 19).
Affidando questo numero della rivista alla comunità dei lettori siano consentite due annotazioni: in primo luogo Arendt assume, ancora da Kant, un’espressione significativa: «(si deve) educare la propria immaginazione a visitare», da cui deriva l’invito ad aprire la strada alla poesia, nel senso ampio e originario del termine, poiesis come creatività, potenzialità umana, che irrompe nell’essere finito e si manifesta nell’agire compiuto, realizzando una via “sperimentale” quale interpretazione dell’Erlebnis personale e quale modo di darsi del mondo e non già come il rinchiudersi in una interiorità sterile. Se nasceranno da ciò cambiamenti nel vivere di ognuno/a, tuttavia, in secondo luogo, si può rilevare che nella poliedricità del pensiero di Arendt anche le antinomie e le sovrapposizioni di chiavi ermeneutiche ribadiscono come la sua sia un’opera di filosofia in cui storia e teoresi si collegano, chiamando in causa altresì la morale, dal momento che riecheggiano in molti passi le motivazioni etiche delle scelte che diventano prassi concreta.
Ne deriveranno anche itinerari e tracciati per il nostro tempo, sempre caratterizzati tuttavia, per restare fedeli alla nostra pensatrice, dall’impronta prospettica assumendo il termine prospettiva nel duplice significato di visione (Ansicht) e di visuale (Aussicht): osservare un oggetto nel campo visivo del presente, scorgendo un’apertura a possibili sviluppi futuri.

Francesca Brezzi 


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