Questo numero di B@belonline/print, si inserisce nell'ambito della filosofia interculturale, offrendo un panorama degli autori e delle problematiche della filosofia africana, nel rispetto, come afferma la curatrice, di situazione in fieri che la caratterizza. Per questo si è data voce ai protagonisti, evitando così sovrimposizione di categorie concettuali estranee, che ne avrebbero potuto distorcere il discorso e offuscare l'analisi. Scorrendo i vari saggi si comprende come in un settore così complesso si debbano schivare presupposizioni acritiche per realizzare una comprensione piena e liberarsi dagli opposti pericoli dell'etnocentrismo e del relativismo, pur seguendo con molta acribia le ragioni "nostre" e quelle "loro".
Questo numero accoglie i saggi più significativi di un ambito geografico e culturale, frammentato ma ricco, omogeneo ma diversificato in tanti sentieri intellettuali, così da fare emergere il filo che lega le varie prospettive filosofiche. Questo aiuta a orientarci nella difficile trama della filosofia africana, a partire dall'esigenza di ripensare in maniera meno autoreferenziale ed eurocentrica la storia e la cultura nella sua totalità. Una nuova declinazione del pensare filosofico si è fatta strada, ovvero ha fatto irruzione quell'insieme di teorie e pratiche che vengono variamente caratterizzate come Filosofia del Multiculturalismo, Filosofia Comparativista – o Cross-Cultural Philosophy – Filosofia Interculturale, definizione che privilegiamo. Riteniamo che per la filosofia tale declinazione diventi un compito etico per evitare atteggiamenti colonialisti. Filosofia, quindi, che rimette in discussione le proprie mire universalistiche in vista – sulla scia di Paul Ricœur e di Martha Nussbaum e di altri – della formulazione del concetto stesso di universale come quale universale in situazione o in contesto.
Conoscere le filosofie africane con l'ottica della Filosofia Interculturale consente una riformulazione profonda delle categorie abituali del pensiero filosofico "occidentale", che sarà inteso come una possibile tradizione filosofica insieme con altre, con cui è chiamato, nella contemporaneità, ad instaurare un dialogo paritetico che conduca ad una cessazione delle pratiche di dominio culturale. La filosofia come apertura e dialogo con le tradizioni altre di pensiero mostra immediatamente il proprio carattere plurivoco e poliedrico, che sfugge a troppo rigide sistematizzazioni e parametrizzazioni. Filosofia liminale e di confine, spesso nel senso più letterale del termine, essa si articola in una varietà di modalità, che non possono essere racchiuse in una definizione univocamente accettata.
Filosofia interculturale, polifonica e plurilinguista, quale progetto morale che dovrebbe investire la totalità dell'investigazione filosofica riarticolandone, in senso molteplice, forme, metodologie e presupposti. Si tratterà di un pensiero che insieme si declina come prassi, o, come afferma Panikkar, quale "dialogo dialogante", strumento primo in una tale filosofia, nella quale è necessaria una destrutturazione reciproca dei due dialoganti, a cui deve, però, far seguito la ricostruzione di un linguaggio e di un procedere metodologico ugualmente a loro comprensibili.
Chiudo emblematicamente questo editoriale dando voce al poeta Teodoro del
Camerum, ormai in Italia da tanti anni:
Vivere una sola vita / in una sola città / in un solo paese / in un solo universo / vivere in un solo mondo / è prigione. Amare un solo amico / un solo padre / una sola madre / una sola famiglia / amare una sola persona / è prigione. Conoscere una sola lingua / un solo lavoro / un solo costume / una sola civiltà / conoscere una sola logica / è prigione. Avere un solo corpo / un solo pensiero / una sola conoscenza / una sola essenza / avere un solo essere / è prigione.